Cera una Svolta è un lungo viaggio nel tempo, eppure un breve percorso topografico. È l’esilarante storia di un cabarettista che dalla Brianza approda alla Milano della fine degli anni 70, con i suoi fervori e le sue irrisolte contraddizioni. Un mondo, se si vuole, né migliore né peggiore dell’odierno, semplicemente diverso e quindi unico, irripetibile. Tra cabaret impregnati di fumo e night club scalcinati, tra improbabili impresari e spettatori indecifrabili, il Nostro vive una realtà di poeti e saltimbanchi in un tourbillon di sogni sospesi e che un tempo sembrava possibile toccare. Il protagonista, sempre in coda sulla Milano – Meda, ne ride – e parecchio – perché se una cosa la storia insegna è che a prendersi sul serio, non si fa mai un grande affare. Comicità priva di tormentoni, musiche senza tempo e canzoni rivelatrici, in uno spassoso spettacolo che ci afferra per mano e ci trasporta dal pentagramma di un vecchio spartito ai file multimediali col disincanto di una feroce ironia.

patrucco-miro

con
Daniele Caldarini (Pianoforte e Tastiere)
Francesco Gaffuri (Contrabbasso e Basso Elettrico)
Giuseppe Gagliardi (Batteria e Percussioni)
Testi di
Alberto Patrucco, Antonio Voceri
e
Georges Brassens, Giorgio Gaber, Sandro Luporini, Federico Monti Arduini
Musiche di
Georges Brassens e Giorgio Gaber
Regia di
Emilio Russo
Arrangiamenti e Direzione Musicale
Daniele Caldarini e Andrea Miro’
Voci fuori campo G. Gaber e G. Brassens: Marco Balbi e Alarico Salaroli
Costumi: Pamela Aicardi
Assistente alla Regia: Fabio Zulli
Luci: Mario Loprevite
Fonico: Simone Pirovano
Produzione: TIEFFE TEATRO MILANO
Si ringrazia la Fondazione Gaber.

Con DEGNI DI NOTA, due è il numero perfetto. Due, come Georges Brassens e Giorgio Gaber. Due, sono Alberto Patrucco e Andrea Mirò, così come i codici espressivi che incrociano sulle tavole del palcoscenico: la canzone d’autore e la parola, volutamente in bilico tra due – ancora una volta il due! – cifre stilistiche, l’umorismo e la poesia. DEGNI DI NOTA è tutto questo. È uno spettacolo di Teatro e Canzone che scava nel tempo per brillare di luce propria nella più stretta attualità, dando profondità prospettica, tra le altre, ad alcune tematiche anticipate in anni non sospetti dai due Maestri d’antan. È una fusione di epoche, ieri e oggi; una miscela di stili, l’anarchico “minimalismo” brassensiano e il caustico “massimalismo” gaberiano; un’accoppiata di voci, quella profonda di Alberto Patrucco e quella inconfondibile di Andrea Mirò; un ampio ventaglio di emozioni, dalla risata liberatoria alla struggente malinconia, dall’ironia più sottile al graffio della satira, in un entusiasmante incedere di canzoni, monologhi e sonorità, sapientemente dosati dalla perfetta regia di Emilio Russo e da una band di ispirati musicisti. La varietà dei temi, ostinatamente rivolti a scartare gli stanchi cliché della comicità di oggi, portano lo spettatore a ridere con intelligenza dell’amore, della vita e anche della morte. Niente celebrazioni, quindi, bensì l’idea di unire, seppure in epoche storiche diverse, sensibilità tanto affini, punti di vista che coesistono in perfetta armonia, anche grazie al tessuto connettivo della musica. Uno spettacolo importante, neanche a dirlo, degno di nota, che resta a lungo nella testa e nel cuore. Già, testa e cuore, ancora una volta il due.